«IO, GIOVANE BADANTE ITALIANA, MI PRENDO CURA DELLA MEMORIA DEGLI ANZIANI»

«IO, GIOVANE BADANTE ITALIANA, MI PRENDO CURA DELLA MEMORIA DEGLI ANZIANI»

di Andrea Federica de Cesco – FONTE: http://milano.corriere.it

Giorgia Giordano, 28enne pugliese, assiste persone con l’Alzheimer: «Questo lavoro mi fa sentire utile. La mia strategia contro la malattia? Ballare, cantare, giocare e parlare molto»

«Per fare questo mestiere ci vogliono altruismo, empatia e pazienza. Anche perché magari la persona che hai di fronte ti ripete continuamente le stesse cose, oppure all’improvviso diventa aggressiva. Se ci si pone nel modo giusto, senza presunzione, ti prendono a cuore, ti trattano come una di famiglia». Giorgia Giordano parla con una dolcezza e una quiete sconfinate, il sorriso impresso sulle labbra. Ci incontriamo nella sede di Opera San Francesco per i Poveri, realtà che da sessant’anni lavora a Milano per aiutare donne, uomini e famiglie in difficoltà. Giorgia è pugliese, ha 28 anni e da due mesi lavora nel centro del capoluogo lombardo come badante di Vittoria, anziana vedova affetta dal morbo di Alzheimer. È il lavoro che desiderava e che ha ottenuto grazie allo Sportello Lavoro dell’Opera San Francesco. «Ogni sera quando vado via devo trovare una scusa per non trattenermi. Ormai Vittoria vorrebbe che rimanessi sempre con lei».

Giorgia aveva 23 anni quando lasciò la Puglia. «Lì è bello d’estate, ma non c’è lavoro», commenta. Da bambina sognava di diventare poliziotta o avvocata. Poi l’ambizione era sfumata. Alla fine, ciò che contava era trovare un’occupazione, una qualsiasi. Aveva fatto la cameriera, la commessa al supermercato, aveva aiutato i genitori nel negozio di frutta e verdura di famiglia, lavorato in un villaggio turistico. «Mi sentivo sempre fuori posto…». Infine aveva deciso di iscriversi a una scuola da estetista e con il diploma in mano si era trasferita da una prozia a Luino, in provincia di Varese. Presto aveva trovato un impiego, ma non si era trovata bene. E così quando le era stato proposto di fare compagnia a una signora della zona un paio di volte alla settimana aveva accettato. La donna si chiamava Paolina. Sarebbero state insieme per quattro anni, fino alla morte dell’anziana.

«Paolina era meravigliosa», racconta la ragazza, con le lacrime agli occhi. «È entrata nella mia vita quando mi ero trasferita da poco e sentivo moltissimo la mancanza dei miei nonni. Avevamo creato un rapporto talmente bello che aveva deciso di adottarmi. Lei non ha avuto figli… Poi però le era stato diagnosticato l’Alzheimer e non era più stata considerata capace di intendere e volere. Ma nonostante la malattia mi donava amore in modo incondizionato». Giorgia nel frattempo aveva capito che quella era la sua strada, sebbene la sua famiglia al principio non condividesse la sua scelta lavorativa. «Pensavano mi stessi buttando… Non è mai stato così: io sono nata per far stare bene le persone, per trasmettere tranquillità. E poi questo lavoro mi fa sentire utile».

Così mentre ancora assisteva Paolina aveva frequentato un corso per ottenere la qualifica di Ausiliario socio-assistenziale (Asa). «Ho fatto il tirocinio nel nucleo Alzheimer della casa di riposo di Luino. Al principio i pazienti credevano che fossi la nipote o la figlia di qualche ospite. In effetti non ho conosciuto ragazze italiane della mia età che facciano questo mestiere. In Italia il lavoro della badante è giudicato strano», riflette Giorgia. Torna con la memoria all’epoca del tirocinio, quando le era capitato di occuparsi di una donna affetta da Alzheimer precoce: «Mi è rimasta impressa: ogni volta che i suoi figli venivano a trovarla e la chiamavano “mamma”, scoppiava a piangere non appena udiva quella parola; anche se magari non li riconosceva».

Alla casa di riposo Giorgia aveva ricevuto un’offerta di lavoro. Ma aveva fatto una promessa a Paolina: le aveva giurato che non l’avrebbe lasciata, fino alla fine. «La notte in cui è venuta mancare ero con lei, in ospedale: mi ha stretto la mano, e poi l’ha lasciata…», ricorda. Nei sette mesi successivi la ragazza non ha lavorato. Un po’ perché non trovava il posto adatto a lei, un po’ perché il dolore per la scomparsa di Paolina tardava ad affievolirsi. Finché non sono arrivate l’Opera San Francesco e Vittoria. «Ci siamo piaciute non appena ci siamo viste. Mi ha fatto un sorriso a 32 denti», racconta Giorgia. «Questo lavoro mi ha cambiato la vita, anche a livello economico. Ho un contratto a tempo indeterminato e sono riuscita a prendere un appartamento in affitto con un’amica a Milano».

Vittoria, raccontano i dipendenti di Opera San Francesco che hanno messo in contatto la famiglia della signora con la ventottenne, non è una donna facile. «Ha cacciato diverse badanti prima di me; alcune le ha chiuse fuori dalla finestra, lasciandole sul balcone». Giorgia invece è riuscita a entrare nel suo cuore, subito. Probabilmente anche grazie al proprio modo di fare solare e sereno. «Passeggiamo, cantiamo, balliamo, giochiamo… Mi prendo cura della sua memoria. È importante che le persone con l’Alzheimer parlino molto: più ripetono un ricordo più ne emergono altri, per associazione».

E Vittoria adora essere ascoltata. «È un’ex imprenditrice con una cultura incredibile, conosce l’inglese e il francese. Ha perso la mamma da bambina e parla soprattutto di lei. Un altro argomento che tira fuori spesso è la guerra. La visione di Mussolini in piazzale Loreto la scioccò: se lo meritava, dice, ma di fronte a quella scena si sentì male. E ancora le riecheggiano nella mente le urla degli ebrei in Stazione Centrale, quando la mattina i militari tedeschi andavano a prenderli per portarli via. A volte fa confusione, ma guai a pronunciare la parola Alzheimer di fronte a lei».

Giorgia e Vittoria saranno insieme anche a Natale: festeggeranno a casa dell’anziana, con la sua famiglia. «Vittoria adora il presepe: lo abbiamo fatto su una panca, con i pupazzi e la paglia», commenta la ragazza. «E ha già le idee chiare per la Vigilia: pregheremo, canteremo e poi metteremo la statuetta di Gesù nel presepe. Lei sostiene che a casa sua nasca prima…». Ma i piani della signora, che ama curare il proprio aspetto, non finiscono qui. «Ha detto che vuole che le faccia i capelli come i miei, lunghi e lisci, e che la trucchi. Intanto sto pensando a che cosa regalarle: probabilmente qualcosa di lana, visto che ha sempre freddo». Giorgia, peraltro, si occuperà di cucinare: «Vittoria ama mangiare, impazzisce per la mia carbonara. Ancora non ho scelto il menù di Natale, di sicuro preparerò qualche piatto di giù. In Puglia quando si deve cucinare per le feste si inizia una settimana prima…!».

Domandiamo a Giorgia se non le pesi trascorrere il Natale lontano dalla famiglia. Alza le spalle, sorride per l’ennesima volta. «Ci sono abituata… In ogni caso la sera del 25 vedrò i miei genitori: all’inizio non erano d’accordo sul fatto che venissi a vivere al Nord, ma quando mio fratello si è spostato a Milano per lavoro hanno deciso di trasferirsi a Luino». La nostalgia per i nonni però c’è. «Adoro questa festa anche grazie a loro, l’abbiamo sempre trascorsa insieme. Ma penso che se mi impegno per fare del bene agli altri, nel caso in cui un giorno servirà loro l’aiuto di qualcuno magari troveranno la persona giusta. Come si dice? “Quello che non vuoi per te ad altri non fare”. E ora Vittoria ha bisogno di me».

Right Menu Icon