ALLA RICERCA DEL LAVORO (UMANO) NELLA SCIA DI SAN FRANCESCO

ALLA RICERCA DEL LAVORO (UMANO) NELLA SCIA DI SAN FRANCESCO

di Laura Aldorisio – FONTE: http://nuvola.corriere.it

«C’è bisogno di qualcuno che non abbia paura di avvicinarsi all’altro in modo umano». Parla così Fra Marcello Longhi, presidente di Opera San Francesco per i Poveri. È la realtà milanese che lo scorso 12 giugno ha presentato il bilancio sociale. 25mila le persone aiutate nel corso di un anno.

«La coscienza della necessità di interfacciarsi con il bisogno di uno stipendio fa parte dell’incontro con l’altro. “Aiutatemi a trovare lavoro” è una delle prime domande, in contemporanea a “ho fame”».

Il lavoro è una priorità. «Non riusciamo a rispondere al bisogno di tutti, ma nel tempo abbiamo instaurato un importante rapporto con le aziende», dice Fra Marcello. Oggi sono 23 le società coinvolte nel volontariato cosiddetto aziendale per un numero totale di 268 dipendenti. Prestano servizio in mensa, offrono i piatti caldi a chi si mette in fila, oppure attendono al centro di raccolta che qualcuno doni abiti e scarpe. C’è anche lo sportello farmaci, pronto ad assorbire le donazioni di farmaci che possono sostenere chi ne ha necessità.

«Un volontario oggi mi ha detto “abbiamo fatto tutto il possibile”. Ho risposto che “quello che conta è che chi avevi di fronte a te si sia sentito accolto”. Chi viene da noi a condividere un po’ del suo tempo ne guadagna in apertura di pensiero e di umanità. Chi ha un lavoro qui si accorge che è un bene, una fortuna», dice Fra Marcello riportando le impressioni di alcuni volontari.

Ma la grandezza dell’Opera va ben al di là del rapporto con le aziende. Il valore generato da Opera San Francesco è di 13.187.828,40euro nel 2018: per ogni euro ricevuto dai donatori, viene restituito ai poveri un aiuto pari a un valore di 1,51euro con un rendimento della donazione del 151%.

I servizi dell’area sociale lavorano a pieno regime. Ma, ancora, rispetto al bisogno che cresce la risposta sembra sempre insufficiente. Aumenta però, nel tempo, anche il numero degli aspiranti volontari: qualche giorno fa al corso di preparazione indetto dall’Opera si sono presentati in 200 circa.

E Fra Marcello ne è sicuro: «c’è gente che ha cuore e testa, che aiuta in silenzio, che non urla. Mi meraviglio sempre di chi non è indifferente o ignorante e le assicuro che è ancora la maggioranza. Non è venuta meno la sensibilità umana. Solo che oggi fa notizia il disprezzo che si eleva a sistema. C’è uno scollamento tra chi dice di rappresentare il pensiero di tutti e la gente».

Un fenomeno tristemente in crescita così come è aumentata, secondo i dati dell’Opera, la povertà. Una condizione sociale che dall’inizio della crisi è sicuramente legata alla mancanza di lavoro, ma riguarda sempre più anche famiglie di lavoratori: madri sole, famiglie con tre figli e più in cui un solo genitore lavora. Lo Sportello lavoro dell’Opera è nato dentro l’area sociale. «Lo Sportello lavoro nasce nel 2008 per rispondere alle richieste delle famiglie benefattrici che necessitavano di personale domestico», spiega Vito Felici, referente del servizio. Poi si è andato espandendo per rispondere alle richieste del mercato e a inserimenti professionali con contratti adeguati e dignitosi. Per poter erogare i servizi al lavoro è stata creata una partnership con un ente accreditato a Regione Lombardia, Fondazione Le Vele. Stanno aumentando le richieste da parte di persone extracomunitarie che hanno svolto lavori specifici nei loro paesi di origine, ma che hanno difficoltà a ricollocarsi in Italia perché non sono in possesso di un attestato che certifichi le loro competenze. Gli esempi più frequenti riguardano i settori dell’artigianato, dell’industria manifatturiera e della ristorazione.

«Per questo motivo dal prossimo autunno, grazie all’accreditamento regionale per i servizi alla formazione, prevediamo di organizzare dei corsi gratuiti e professionalizzanti per agevolare e velocizzare il percorso di inserimento lavorativo di queste persone. In questo modo vorremmo utilizzare la formazione come ponte tra competenze certificate e spazi potenziali di inserimento lavorativo. Con i servizi di formazione cerchiamo di accorciare questo gap così che l’esperienza che manca sia coperto da un attestato».

L’Opera non somministra ma fa matching. Patti di servizio, orientamento lavorativo, consulenza alle famiglie per la ricerca del candidato ideale e colloqui di selezione. Questo è lo Sportello lavoro che è composto da tre dipendenti mentre i volontari ruotano. Arrivano persino 50 curricula al giorno ma «molti cv non sono presentabili. Tra questi anche quelli di italiani che in un numero sempre maggiore manifestano difficoltà diverse e numerose. Sta cambiando l’utenza». La vicinanza assidua dell’Opera porta ottimi risultati: il 45% delle assunzioni vanta un contratto a tempo indeterminato con una cifra impressionante di quote rosa pari al 65% del totale.

«Sposiamo una certa filosofia come candidati. Siamo fermi su alcuni paradigmi in termini di tutela. Perché la dignità dell’uomo è un lavoro vero».

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